Circo Massimo per leader minimi
Domani folti cortei di attivisti politici di sinistra e di aderenti alla Cgil sfileranno per la Capitale, per poi riunirsi nella grande spianata del Circo Massimo e ascoltare il comizio di Guglielmo Epifani. Lo scenario è quello delle più aspre lotte sociali e l’efficiente organizzazione della maggiore confederazione riuscirà a ricrearne il clima e la scenografia di massa.

Le minacce per il futuro sono pesanti, ma per la grande maggioranza la condizione reale non è peggiorata, grazie al crollo dell’inflazione che difende il valore del reddito. Ai sindacati chiedono unità per difenderli, unità che diventa lotta nelle aziende che avanzano richieste di licenziamenti, ma che si è invece profondamente incrinata sulla questione cruciale dei contratti di lavoro. La Cgil soffia sul fuoco della divisione, ha indetto già due scioperi generali, dalla scarsa riuscita e privi di efficacia, il cui obiettivo polemico erano le altre confederazioni. Da questa manifestazione nessuno si aspetta nulla, se non forse di sapere quali leader politici vi parteciperanno e quali no, il che sottolinea il carattere appunto solo politico dell’iniziativa e della sua piattaforma, insieme vacua e roboante.
Lo sciopero politico di protesta risulta inefficace, di questi tempi, anche quando, come in Francia, è indetto dall’insieme del fronte sindacale e accolto con favore dall’opinione pubblica. Anche per il Partito democratico dare l’impressione di reagire a una sconfitta elettorale con una mobilitazione sociale infondata può diventare autolesionista. Il Pnv basco, mandato all’opposizione dopo trent’anni, ha criticato lo sciopero di protesta indetto dai sindacati nazionalisti, spiegando che contro la crisi non serve scioperare ma bisogna lavorare di più. Ma quello è un partito, nelle sue terre, davvero a vocazione maggioritaria.